Il pluriomicida Anders Breivik

Che cretinata paragonare Breivik a Fidanza

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Avatar photo Gianluca Veneziani

Ci vuole senso delle proporzioni, ci avete ripetuto fino alla nausea. E ci avete fatto una testa così sul fatto che non si possano paragonare la Shoah e le foibe, che pure sono entrambe due tragedie. Ma allora ci dite come è possibile comparare una tragedia e una farsa? Ci dite con che serietà mettete in relazione il saluto nazista esibito da un pluriomicida e il braccio teso, mostrato in modo inopportuno ma goliardico, da un politico che non ha mai ammazzato nessuno.

È riuscito nell’impresa il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi twittando: «Lo sterminatore suprematista Breivik si presenta in aula per chiedere la libertà vigilata esibendo il saluto nazista. Lo stesso gesto che Carlo Fidanza, europarlamentare e capo-delegazione di FdI, si divertiva a fare alle cene elettorali della brigata nera». Noi capiamo il risentimento personale di Berizzi che nella video-inchiesta di Fanpage Fidanza motteggiava, pronunciando a mo’ di sfottò il suo cognome. E capiamo (ma non troppo) la sua ossessione conclamata per la minaccia nera, per un fascismo risorto e incombente che, grazie a dio, esiste solo nella sua testa.

Quello che però è inaccettabile è l’accostamento tra un mostro e un deputato in gamba incappato in uno scivolone, così come l’incapacità di comprendere che un conto è un saluto romano ostentato seriamente in un tribunale, altro è un gesto abbozzato scherzosamente durante una cena pre-elettorale, in un clima informale. Altrettanto grave è che quel parallelo venga accreditato da un partito, Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni, che ha rilanciato il tweet.

Più che soffermarsi sul braccio teso, costoro farebbero bene a concentrarsi su cosa hanno combinato nella vita i due soggetti: uno ha fatto fuori 77 persone, l’altro è stato eletto una volta alla Camera e due al Parlamento europeo, ottenendo quasi 11mila voti all’ultima tornata. Non si può, cari Berizzi e Fratoianni, ridurre la biografia di uomo a un gesto, per quanto sbagliato. Né si possono dedurre da esso la sua venerazione per il Führer o addirittura le sue attitudini criminali. Farlo è reductio a Hitlerum, ma soprattutto è riduzione della propria onestà intellettuale. Anzi, della propria intelligenza.

Libero, 20 gennaio 2022

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